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Elenco dei termini
 
Di salute (del 02/09/2019 @ 17:16:16, in Lettera L, visto n. 29 volte)
70 anni fa la scoperta del litio per la cura di disturbi psichiatrici. A dimostrarne per la prima volta l'efficacia, nel 1949, fu John Cade, psichiatra australiano che iniziò a studiarlo durante la prigionia. Il litio è usato da milioni di persone al mondo ed è il trattamento standard per i disordini bipolari.

L'inizio delle ricerche di Cade risale alla Seconda Guerra Mondiale, quando, durante la detenzione nel campo di prigionia giapponese di Changi a Singapore, iniziò a notare il legame tra alcune carenze alimentari e malattie nei suoi compagni prigionieri.
Dopo la guerra, proseguì le sue indagini in un'area abbandonata dell'ospedale psichiatrico di Bundoora vicino a Melbourne, in Australia, "senza avere accesso ai progressi della tecnologia o alle strutture moderne". Qui scoprì che il carbonato di litio - già in uso per trattare la gotta - tendeva a calmare le cavie: quando venivano girate sulla schiena, invece di mostrare irrequietezza lo guardavano placidamente. Si chiese la sostanza potesse avere un effetto tranquillizzante anche sui suoi pazienti.
Dopo averlo provato su se stesso, iniziò a trattare dieci persone con mania depressiva: nel 1949, riportò i rapidi e netti miglioramenti trovati in uno studio pubblicato nel Medical Journal of Australia.

Il documento, all'epoca, passò inosservato. A contribuire alla diffusione di questa sostanza fu uno psichiatra danese, Mogens Schou, che, a partire dagli anni '50 condusse una serie di esperimenti, culminati in uno studio clinico in doppio cieco, controllato con placebo, pubblicato nel 1970 su The Lancet, che stabilì senza dubbio che il litio era efficace per la maggior parte delle persone con disturbo bipolare, incluso il fratello dello stesso Schou.
 
Di salute (del 24/07/2019 @ 15:12:34, in Lettera P, visto n. 54 volte)
La sindrome di Prader-Willi è una malattia genetica rara caratterizzata da anomalie ipotalamico-pituitarie associate a grave ipotonia nel periodo neonatale e nei primi due anni di vita e alla insorgenza di iperfagia, che esita nel rischio di obesità patologica durante l'infanzia e nell'età adulta, a difficoltà di apprendimento e a disturbi comportamentali o problemi psichiatrici gravi.

L'ipotonia grave alla nascita comporta problemi alla deglutizione e all'allattamento e un ritardo dello sviluppo psicomotorio, ma tende a attenuarsi parzialmente con l'età. Sono state spesso segnalate caratteristiche facciali peculiari (fronte stretta, occhi a mandorla, labbro superiore sottile e bocca rivolta verso il basso) e mani e piedi molto piccoli.

Dopo questa fase iniziale, i segni principali sono l'iperfagia e la mancanza di sazietà che causa spesso, nei bambini affetti di circa due anni, obesità grave. In assenza di controlli esterni adeguati, la condizione può peggiorare rapidamente. L'obesità è la causa più importante di morbidità e mortalità dei pazienti. Altre anomalie endocrine correlate contribuiscono a un quadro clinico caratterizzato da bassa statura, deficit dell'ormone della crescita, e sviluppo puberale incompleto. Il deficit cognitivo è estremamente variabile e si associa a difficoltà di apprendimento e a uno sviluppo anomalo del linguaggio, spesso aggravati dai disturbi comportamentali e psicologici.

È dovuta ad anomalie della regione critica del cromosoma 15 (15q11-q13). Gli esperti concordano che la diagnosi debba basarsi su criteri clinici (i criteri di Holm del 1993, rivisti nel 2001) e essere confermata dalle analisi genetiche. La maggior parte dei casi è sporadica e i casi familiari sono rari; tutte queste informazioni dovrebbero essere fornite dalla consulenza genetica.

La diagnosi precoce, la terapia multidisciplinare precoce e la terapia con l'ormone della crescita (GH) hanno migliorato sensibilmente la qualità della vita di questi bambini.
 
Di salute (del 09/07/2019 @ 16:41:58, in Lettera v, visto n. 87 volte)
E' l’apparato femminile che comprende il monte di Venere, il clitoride, le piccole labbra, le grandi labbra e l’apertura uretrale (dalla quale esce l'urina). La vulva è rivestita da epiteli con caratteristiche differenti. Le grandi labbra presentano un epitelio squamoso strati­ficato cheratinizzato di derivazione ectodermica, dove si ritrovano numerose ghiandole sudoripare, sebacee ed annessi piliferi. Queste si congiungono anteriormente a formare la commessura labiale anteriore, e si fondono posteriormente con il tessuto circostante alla commessura posteriore per sconfi­nare nel perineo, area tissutale che separa l'introito vaginale dalla regione perianale. Le piccole labbra, situate medialmente alle grandi labbra, presentano un epitelio squamoso che progressivamente mostra una riduzione della cheratinizzazione super­ficiale, l'assenza di annessi piliferi, ghiandole sudoripare e l'incremento di ghiandole sebacee. La regione vulvare presenta alcune peculiarità che la rendono vulnerabile a numerosi stimoli infettivi, microtraumatici e pratiche igienico comportamentali non corrette, come un'igiene intima inadeguata. In particolare, la vulva rappresenta un'area di transizione cutaneo-mucosa, è adiacente a serbatoi microbiologici come l'area perianale e la vagina, ha una ricchezza di annessi piliferi e ghiandole sudoripare e sebacee, e non da ultimo presenta una quasi costante occlusione (biancheria intima, assorbenti e salvaslip) che può favorire l'insorgenza di fenomeni irritativi ed allergici. La cute vulvare, come quella di altri distretti corporei, presenta un film idrolipidico superficiale, che ha funzioni protettive di barriera. Fattori locali tra cui il calore, l'umidità e l'attrito ne possono indebolire la funzione di barriera, contribuendo all'insorgenza di fenomeni irritativi. Il film idrolipidico viene ulteriormente danneggiato dalla maggior parte delle patologie vulvari, ed il suo ripristino è elemento essenziale dei protocolli di cura. Il ph vulvare fisiologico presenta un range tra 3.8 e 4.2, collocabile tra i valori di quello cutaneo (ph di 4,7) e quello vaginale (ph medio di 3.5 in età fertile). Questo può essere influenzato da fattori endogeni quali umidità, sudorazione, secrezioni vaginali, mestruazioni, contaminazione di feci ed urine ed età. Mentre notevole rilevanza nelle variazioni del ph vulvare hanno fattori esogeni quali detergenti intimi, lubrificanti, prodotti cosmetici, assorbenti, salvaslip ed esiti di depilazione. Come particolare "regione di confine" tra cute e mucosa, nella vulva è possibile ritrovare elementi patologici unici rispetto ad alcune affezioni dermatologiche che presentano un aspetto differente in altre aree cutanee.
 
Di salute (del 24/06/2019 @ 14:25:53, in Lettera G, visto n. 89 volte)
La gastroschisi è la protrusione dei visceri addominali attraverso un difetto di tutto lo spessore della parete addominale, di solito a destra dell'inserzione del cordone ombelicale. E’ un difetto di formazione della parete addominale che determina la non completa chiusura dei muscoli e della cute dell'addome e che ha come conseguenza la fuoriuscita degli organi addominali. In oltre il 90% dei casi è risolvibile con un intervento chirurgico in epoca neonatale. La diagnosi avviene spesso in epoca prenatale,solitamente tra I° e II° trimestre di gravidanza. All'ecografia si visualizzano gli organi addominali, generalmente l'intestino, che fuoriescono dall'addome del feto da una piccola apertura (di 2-4 cm) posta alla destra dell'ombelico. E’ necessario prendere con molta cautela una diagnosi di gastroschisi. La diagnosi prenatale è fondamentale perché permette di seguire l'evoluzione in utero e di pianificare la miglior assistenza al neonato, consentendo ai genitori di prepararsi alle cure.
 
Di salute (del 22/06/2019 @ 10:17:51, in Lettera V, visto n. 96 volte)
La vigoressia, o bigoressia, è una forma di dismorfofobia, contraddistinta dalla continua ossessione per la massa muscolare. Differente dall'anoressia nervosa perchè l'immagine finale della persona disfunzionale è opposta a quella del soggetto affetto da anoressia. L'ossessione non trova mai realizzazione, non importano i risultati ottenuti perché per la persona appariranno sempre inferiori a quanto voleva ottenere.
 
Di Admin (del 19/04/2019 @ 13:11:29, in Lettera S, visto n. 218 volte)
La spondilite anchilosante o brevemente SPA, anche nota come morbo di Bechterew, pelvispondilite anchilopoietica o spondiloartrite anchilosante, è una forma di artrite. Questa condizione colpisce circa una persona su cento e compare tipicamente nei giovani dai 25 anni in poi, con una frequenza due-tre volte superiore negli uomini rispetto alle donne. Non bisogna pensare che la lombalgia vada considerata sempre legata a questa situazione per cui l’importante è che il dolore si mantenga nel tempo e che venga fatta una diagnosi in questo senso In caso di malattia il quadro incide sensibilmente sul movimento della colonna vertebrale, compromettendo la funzionalità fisica e la qualità di vita del paziente. Nel 70 per cento dei pazienti che sviluppano una grave forma di spondilite anchilosante, nell’arco di 10-15 anni si verifica anche la fusione vertebrale (unione delle ossa), che riduce significativamente la mobilità. Altre caratteristiche della patologia sono l’affaticamento cronico e l’insonnia. La malattia va sospettata quando sono presenti mal di schiena costante, per più di tre mesi, con dolore particolarmente nelle ore notturne, e/o rigidità mattutina che migliora con il movimento.
 
Di salute (del 14/09/2017 @ 19:22:14, in Lettera C, visto n. 8560 volte)
La chikungunya è una malattia virale, caratterizzata da febbre e forti dolori. Si trasmette attraverso la puntura di una zanzara femmina del genere Aedes, come Aedes aegypti ed Aedes albopictus (la zanzara tigre). L’ incubazione dura dai 2 ai 12 giorni, poi si manifestano improvvisamente febbre e dolori alle articolazioni tali da limitare i movimenti dei pazienti che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Altri sintomi includono dolore muscolare, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo. Il dolore alle articolazioni è spesso debilitante, generalmente dura alcuni giorni ma può anche prolungarsi per alcune settimane. Inoltre, il virus della chikungunya può causare malattie acute, subacute o croniche. Nella maggior parte dei casi i pazienti si riprendono completamente tuttavia, in alcuni casi il dolore alle articolazioni può persistere per mesi o anche anni. Spesso i sintomi delle persone infette sono lievi e l’infezione può non essere riconosciuta o male-interpretata Non esistono trattamenti antivirali specifici e le cure si focalizzano primariamente nell’alleviare i sintomi. Può trasmettersi da una persona all’altra, al contrario di diverse altre malattie portate dalle zanzare.
 



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