(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) In Italia, si contano circa 900mila uomini che soffrono di DE e non possono essere curati attraverso la somministrazione di pillole. La medicina protesica, negli ultimi 20 anni, ha fatto balzi da gigante per rispondere alle esigenze della sessualità maschile. «Le biotecnologie hanno recentemente fatto ulteriori passi in avanti nell’area della protesica peniena, affrontando due importanti aspetti legati ai nuovi modelli: maggior praticità d’uso e maggiore sicurezza», dice Edoardo Pescatori, responsabile dell’unità di andrologia dell’Hesperia Hospital di Modena. Secondo l’«Annals of Surgey», l’invecchiamento della popolazione porterà un aumento del 35% negli interventi urologici entro il 2020. Nonostante queste premesse, «il numero di impianti protesici è ancora relativamente basso -dice Pescatori-. C’è poca consapevolezza sia dei pazienti sia dei medici di base del trattamento soddisfacente che si può ottenere con un impianto protesico». Nel 2001, in Italia erano state richieste 410 protesi. Nel 2006, gli interventi di chirurgia protesica sono stati 1.200 (lo 0,4% della popolazione maschile affetta da DE).
«La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: chi si interesserà dei fallimenti delle terapie mediche?», s’interrogano gli andrologi europei che domenica si riuniranno a Bruxelles per l’11esimo Congresso della Società Europea di medicina sessuale per sensibilizzare le problematiche legate alla sessualità maschile. «Le aziende leader nel settore della protesica andrologica -spiega Pescatori-, hanno lavorato per rendere più naturale e sicura possibile la sessualità di chi necessita di questa strategia terapeutica. Oggi, i problemi meccanici e le infezioni, già esigue, sono ulteriormente diminuiti». Sempre secondo il «Journal of Urology», fino al 1987 l’incidenza dei problemi meccanici sulle protesi peniene era del 41%, mentre quella delle infezioni del 4%. Oggi, con le nuove scoperte delle biotecnologie, i dati sono scesi al 4% per i problemi meccanici e allo 0,9% per le infezioni.
Le protesi di terza generazione prevedono una singola compressione del dispositivo posto all’interno dello scroto. Questa soluzione “one touch” rende quindi ulteriormente più naturale la sessualità. I moderni modelli di protesi idrauliche sono sia impregnati con antibiotico che viene poi gradualmente rilasciato nei tessuti, sia dotati di superficie assorbente, per cui durante l’intervento possono essere immessi in soluzione antibiotica prima di essere impiantati. In entrambi i casi la già esigua percentuale di rischio infettivo è ulteriormente diminuita.



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