(2° pagina) (Torna alla 1° pagina..) se la voce viene utilizzata male); la seconda perché comunque un bambino può essere naturalmente portato a cantare o a gridare, per cui tanto vale farglielo fare bene e secondo modalità corrette, piuttosto che esporlo incoscientemente alle conseguenze dannose di un uso inappropriato delle funzioni e delle strutture vocali.
Un bambino può dunque cantare senza provocarsi danno?
Sì, perché si può cantare a tutte le età, ma rispettando determinate norme.
L'educazione al canto può e deve avvenire anche nell'infanzia.
Come a tutte le età, occorre che vi sia una buona e corretta respirazione alla base della fonazione, e le due funzioni devono essere coordinate.
L'ideale sarebbe che si provveda all'impostazione iniziale di questi parametri. Servirebbe anche ad impostare - in senso fisiologico, prevenendo così anche la patologia - le voci dei bambini.
C'è poi il problema dei limiti tonali in cui un bambino può cantare.
Il range di note all'interno del quale si può cantare senza rischiare danni, è compreso:
Nell'età della scuola materna: tra Re4 e La4
Tra 7 e 10 anni: tra Fa3 e Fa4
A 11-12 anni: tra Do3 e Fa4
A 13-14 anni: tra Mi2 e Re4
Queste sono indicazioni orientative che, tuttavia, se venissero rese note ai maestri di canto (veri? improvvisati?) che nelle scuole e altrove fanno cantare i bambini, potrebbero servire a prevenire un bel po' di danni e consentirebbero un corretto avvio al canto già in età evolutiva.
Per una maggiore conoscenza dell’argomento, nonché per rendere conto di alcune differenze esistenti tra il bambino e l’adulto anche nello sviluppare un danno cordale, richiamiamo alcuni principi di anatomia delle corde vocali: Nel bambino:
- La sottomucosa è particolarmente imbibita di liquidi, per cui i traumi contusivi provocano più facilmente danni estesi.
- Le pareti capillari sono meno resistenti.
- Il legamento vocale (ossia la lamina elastica che si trova all’interno della corda) diventa visibile fra prima e seconda infanzia (circa 7 anni), funzionante non prima dell’adolescenza, per cui un trauma cordale non si circoscrive solo in punto dela corda, ma si diffonde più facilmente lungo la sua intera estensione.
Sarà quindi opportuno evidenziare alcune differenze tra voce “urlata” e voce “gridata”, anche per capire quale possa essere il danno maggiore:
• VOCE URLATA
• Aumenta la pressione sottoglottica, cioè quella immediatamente al di sotto delle corde vocali prima di emettere il suono ad elevata intensità.
• Si abbassa la laringe.
• Si allunga il vocal tract, cioè l’insieme dei risuonatori.

• VOCE GRIDATA
• Aumenta all’origine la tonalità di emissione della voce.
• Mancato abbassamento laringeo.
• Irrigidimento vocal tract.
Naturalmente, delle due situazioni è fisiologica la prima, patologica e dannosa la seconda.
Il buon educatore della voce dovrà impostare le funzioni vocali del bambino ispirandosi a questi criteri e non improvvisando modalità didattiche spesso dannose.
Infine, un riferimento ad un altro fenomeno di cui anche si parla spesso: la muta vocale.
La muta vocale solitamente si realizza nelle femmine tra i 9-10 ed il 14-15 anni, nei maschi tra i 10-11 ed i 17-18 anni.
Alla fine di questo periodo, la laringe nelle ragazze ha raddoppiato le proprie dimensioni rispetto alle misure prepuberali, mentre nei ragazzi le ha quadruplicate.
Le conseguenze funzionali si possono identificare nell'abbassamento di due-tre toni (raramente un'ottava) rispetto alla voce infantile, nelle femmine; di un'ottava e anche più nei maschi.
Rispetto alla produzione vocale cantata dell'infanzia (voce bianca), le principali differenze cominciano a riguardare l'emissione delle tonalità più acute, che possono non essere proprio emesse, oppure risultare stimbrate e meno potenti; successivamente anche le tonalità centrali possono subire lo stesso tipo di cambiamenti.
Durante il periodo della muta non c'è una proibizione assoluta nei confronti del canto, ma occorre avere alcune precauzioni, quali:
- evitare di sforzare troppo la voce
- cantare ben all'interno del range vocale consentito (riferirsi anche ai rilievi emersi dal fonetogramma) evitando di toccare le note di confine (sia in basso che in alto)
- gestire bene l'intensità, preferendo il mezzopiano, meno faticoso degli stessi piano e pianissimo.
Come in tutte le situazioni, una piena conoscenza dei fenomeni che si affrontano e si sta per gestire, non può che aiutare ad operare bene e ad evitare danni che spesso sono conseguenza dell’improvvisazione, della superficialità e dell’incompetenza.

Massimo Borghese
www.massimoborghese.it



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